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PRIMA SEPHIRA - MALKUT [regno]
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"Quella è la ragazza occidentale... il nostro nuovo capitano."
Occhi che guardano e giudicano. Occhi curiosi e malevoli. 
Ed una ragazza. Non troppo alta, né troppo bella, molto "giapponese" nella sua occidentalità. 
"E' l'unica sopravvissuta, ci crederesti? Migliaia di vite sparite nel nulla, e lei è l'unica ad essersi salvata. Nessuno sa come sia potuto succedere."
Al ponte di comando tutti continuano a svolgere professionalmente il loro lavoro, ma gli sguardi sono solo per lei.
Cammina lentamente, lungo i corridoi. Un estraneo farebbe fatica a distinguerla dalle altre: stessa divisa, stesso modo di muoversi, forse solo un po' più rigido. Pallida. Solo i capelli, castani, e gli occhi azzurro cupo la rendono diversa. Estranea... straniera. 
Una ragazza dello staff interno, addetta al personale, la precede, mostrandole le parti più importanti di ogni singola sezione. Parla con voce troppo affabile, cercando di instaurare un clima disteso, eppure la tensione affiora dai suoi gesti, dalle occhiate che le rivolge per assicurarsi che la stia seguendo, che non si avventuri da sola in qualche zona off-limits. 
"Questa è la sala di comando. Di qui si accede alla sala tattica principale, dove il comandante ed il vicecomandante prendono le decisioni in merito ad ogni singola operazione."
La gaijin osserva la grande sala in piena attività. Non riconosce nessuno, anche se le postazioni e le mansioni di ogni singola persona le sono familiari. Sente il cuore accelerare i battiti... è come essere ritornati indietro nel tempo. Prima che...
Guarda gli schermi olografici e sospira. Ricorda un deserto, e nomi americani. Ora vede una città fatta di grattacieli ed edifici-magazzino, e civili che camminano per le strade. 
In Nevada era il vuoto, un grande vuoto colmato da una piccola base militare. 
"America... la seconda sezione operativa. Sai, quella che è..."
Le voci la seguono, come il ronzio di un animale fastidioso. "Mezza americana e mezza giapponese, dicono... comandante della sezione operativa. Credono che la sparizione della seconda sezione sia da imputare a lei..."
Si guarda intorno, ed ogni volta che incrocia uno sguardo sente un brivido. Ha come l'impressione di vedere un altro volto sovrapporsi al primo, di udire voci conosciute che la chiamano. E' tutto così simile...
Il volto della gaijin è impassibile. L'addestramento militare le ha insegnato a non far trapelare all'esterno alcun sentimento. Ma le voci continuano senza sosta, instancabili, l'accerchiano. Sono voci piene di sospetto, di rancore, e lei è così indifesa... 
Non sono un'assassina. Non ho ucciso nessuno... 
"Sono morti tutti. Spariti... nel raggio di 89 kilometri."

La sua vita è ricominciata da sole due settimane, con la rinascita nel centro ospedaliero gestito dalla Nerv, a Neo Tokio-3. L'esplosione - o meglio, "implosione" - della base per lei non esiste. E' un buco nero senza ricordi, senza sensazioni. Ciò che era prima è stampato a chiare lettere nella sua mente: ricorda l'assemblaggio dell'Eva, la costruzione del prototipo S², le notti passate a studiare nei minimi dettagli i piani di progettazione. Ricorda di aver deciso insieme al resto dello staff la data dell'impianto del motore sull'Eva. Ricorda facce e persone, le discussioni interminabili sulle direttive imposte dalla base-madre, gli studi in seno al progetto E... 
Poi, il nulla. Quando ha riaperto gli occhi era stesa in un letto sconosciuto, immersa nel bianco di una stanza d'ospedale. Sola.

Tenta di scappare, ma due figure piccole e bianche le sono vicino, come sbucate dal nulla. Una tiene in mano un oggetto oblungo, trasparente, pieno di liquido torbido. Allunga una mano ad afferrarle il braccio, e lei non può più andare. Scalcia, si dimena. Cosa volete farmi? Cosa volete da me? 
La seconda figura in bianco muove una mano, delicatamente, e lei sente qualcosa che la trascina in basso, sempre più giù... Le figure parlano, ma nessun suono esce dalle loro bocche. Non capisce.
Non capiscono.
Cosa volete farmi?
Ha paura, come quando da bambina si svegliava dopo aver fatto un incubo. Il cuore batte convulsamente, sente i muscoli guizzare sotto le mani d'acciaio dei due uomini in bianco. Parole. 
Adesso mi sveglio. Non è realtà questa. Un incubo. 
Dove… sei…?
Le ombre ai lati della stanza si addensano. Sembra che il sole si sia fatto più forte... ma non vede nessuna finestra. Dove sono? Le facce si sfocano, diventano bianche e indistinte come neve... forse è per questo che sente così freddo... 
Aiutami!
Le ombre scorrono sui muri come liquido grigio... si avvicinano. Vogliono prenderla! Vogliono prendere anche lei, come hanno fatto con tutti gli altri... Dove sono, adesso?
Perché è sola?
…AIUTAMI!!

"... ashima?"
Cosa?
"Lei è il capitano Akashima? Akashima Miko?" 
Una ragazza giapponese sorride mentre le porge la mano. Indossa l'uniforme rossa del comando operativo, e ha una croce d'argento appesa al collo. Sembra molto sicura di sé.
"Sì...?"
"Sapevo che sarebbe arrivata in settimana, ma… non immaginavo davvero che ci raggiungesse così presto! Ha visitato il nostro ponte comandi? Non è poi così differente da quello che conosce, vero?"
Le parole la colpiscono in faccia, come uno schiaffo. 
"No..."
"Bene. Io sono il maggiore Katsuragi Misato. Responsabile della prima divisione del comando operativo in questa base." Si ferma, fissando la gaijin, il suo volto impassibile. Un lampo le attraversa gli occhi. "I nostri ruoli sono essenzialmente gli stessi" dice, mentre un sorriso le increspa le labbra. "Può considerarmi come una sorta di... gemella giapponese" 
La gaijin spalanca gli occhi, sorpresa, e Misato ride. "Non si dovrebbe scandalizzare, Akashima-sama! Non è da lei." 
"E' che non sono... abituata."
Misato smette di ridere, di colpo. La sua espressione s'incupisce. "Non intendevo innervosirla, capitano. Sono a conoscenza del suo stato di salute. Pensavo... di metterla a suo agio."
Sono parole gentili, sincere… perché allora sembrano così fastidiose? 
"Non è colpa sua. E' che mi sento... stanca." E la voce le trema, involontariamente. 
Misato arrossisce. 
Pensava di trovarsi di fronte una donna dal temperamento glaciale, e invece è solo una ragazza impaurita. Fissare quel viso, quegli occhi che si sforzano di rimanere indifferenti, risvegliano in lei sgradevoli ricordi. 
La giovane straniera non apre bocca, limitandosi a fissarla in silenzio. 
"Capitano, posso farle una domanda?" 
"Certo."
"Oggi… è stata una convocazione ufficiale?"
Miko abbassa lo sguardo. "No."
In quel gesto c'è tutta la disperazione di una sopravvissuta. 
Il tono di Misato si addolcisce. "Capisco. L'avevo immaginato… Comunque è stata una buona idea." aggiunge, appoggiandole una mano sulla spalla.
La ragazza la guarda, sorpresa. Misato sorride. "La base è grande, ci vuole tempo per abituarcisi… può sembrare familiare a chi s'intende di affari militari, vero? Ma s'assomigliano un po' tutte." 
Lo sguardo di Misato si fa un po' più penetrante. Miko sente la mano del capitano stringerle la spalla: un tocco leggero, ma fermo.
"Questo è un posto nuovo per lei, capitano. Ha fatto bene a venire a visitarlo. Sarà più facile quando dovrà vedere il Comandante… per allora, le sembrerà di essere a casa… la sua nuova casa." Misato sfodera un sorriso dolce.
"Ci siamo capite, Akashima-sama?"
Miko la guarda, con riconoscenza. "Sicuramente, maggiore Katsuragi."

---

La sala delle riunioni è immersa nella penombra. Al centro della stanza, sullo schermo inserito nel pavimento, scorre una serie di immagini a ciclo continuo. 
Sembra la ripresa satellitare di una porzione del globo terrestre… uno spiazzo indefinito, color sabbia, e piccole croci rosse che ne delimitano spazialmente la superficie. In basso a destra un cronometro scandisce il tempo.
"Sembra tutto normale…" mormora una voce. 
"Queste sono le riprese delle ventiquattro ore precedenti all'incidente… il filmato è stato analizzato dal MAGI system e non è stato rilevato nessun errore." 
"Ha controllato una seconda volta, dottoressa Akagi?" Ha parlato una voce fredda, autoritaria.
"MAGI ha fatto tutte le ricerche possibili, senza alcun risultato. Nessun corpo estraneo nel raggio di duecento kilometri. La base era completamente isolata…"
"Eppure qualcuno è riuscito ad entrare, nei giorni precedenti all'incidente."
"Di questo si sta già occupando il comando operativo. Le Nazioni Unite avevano accordato un regolare permesso. Dobbiamo muoverci con molta cautela." 
"Entrare in una base off-limits è una cosa regolare? Noi non avevamo dato nessun permesso."

Tre figure nella stanza si fronteggiano ai lati opposti dello schermo. Da una parte una donna, in camice bianco. E' la dottoressa Ritsuko Akagi, responsabile del progetto E e capo della Prima Sezione Tecnologica della NERV. 
Dall'altro lato, immersi nell'ombra, due uomini: il Comandante Ikari e il suo vice, Fuyutsuki. 

"Per ora non possiamo fare altro. La SEELE nega qualsiasi implicazione nell'accaduto… anche se noi abbiamo le prove del contrario. Purtroppo i rapporti diplomatici con loro e le Nazioni Unite sono molto tesi… come ho già detto, dobbiamo agire con estrema cautela."
"Sciocchezze." 
E' la voce del comandante. 
Ritsuko abbassa lo sguardo. Il tono della sua voce è estremamente freddo e impersonale. 
"E' stato fatto tutto il possibile. Le trattative sono tuttora in corso."
Per un attimo nella sala cala il silenzio. Tutti sembrano fissare le immagini che si susseguono senza sosta sullo schermo… tutti tranne il comandante Ikari. La luce si riflette sulle lenti degli occhiali, nascondendo il suo sguardo. Eppure, sembra stia fissando la donna…
"Queste riprese non sono le uniche, comunque."
Ritsuko alza lo sguardo, fissando un punto imprecisato nella penombra, davanti a sé. 
"Il satellite ha registrato anche gli attimi immediatamente precedenti e successivi l'incidente. Siamo riusciti ad aumentare la risoluzione delle immagini…" dice, mentre sullo schermo le figure cambiano: ora si possono vedere le riprese ravvicinate di quella che sembra una piccola città immersa nel nulla.
"…ma il risultato non cambia. MAGI non ha rilevato nessuna anomalia."
Improvvisamente la città è avvolta da una luce fortissima, mentre una sfera arancione si espande attraverso lo spazio, colmando tutta l'inquadratura. Dopo qualche frazione di secondo la luce scompare, lasciando l'immagine completamente… vuota. 
Non c'è più nulla. Al posto della città si allarga un immenso cratere… eppure, intorno, il deserto sembra non avere subito alcun danno.
"Sparita."
Lo schermo diventa nero.

VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING VANISHING 

La stanza piomba nell'oscurità. 
"Perdite?" 
E' la voce di Fuyutsuki.
"Insieme all'unità 04 sono state eliminate tutte le installazioni in un raggio di ottantanove kilometri."
"E la causa…"
"I tempi lasciano supporre un incidente durante l'attivazione del meccanismo S² riparato in Germania."
"Incredibile…" mormora il vicecomandante.
"Non è propriamente esatto. Una persona si è salvata." 

Ritsuko osserva la figura del comandante Ikari, immerso nella penombra. La luce rossastra dello schermo si riflette sulle sue lenti… ancora una volta, non è possibile capire in che direzione stia guardando.
"In effetti, abbiamo una sopravvissuta." 
"Cosa? Com'è possibile?" esclama Fuyutsuki.

"La squadra di soccorso inviata dalle Nazioni Unite l'ha trovata vicino al luogo dell'incidente. Indossava una divisa del comando operativo. Alla richiesta d'identificazione non ha saputo rispondere, ma…" Ritsuko apre con una mano la cartelletta che ha sottobraccio: una scheda, completa di foto e sequenza genica. Fa scorrere il dito lungo il foglio, soffermandosi sui dati.
"…è stato possibile riconoscerla."
Una ragazza dagli occhi azzurri. Una gaijin.
"Akashima, Miko. Capitano della seconda sezione della NERV e responsabile del progetto S²" 
"Com'è possibile! Proprio il capitano? Questo significa che al momento dell'incidente la persona più importante della base non era sul luogo dell'esperimento?"
"Purtroppo non abbiamo sufficienti conoscenze per avallare o escludere quest'ipotesi." 

Di nuovo silenzio.
Il vicecomandante Fuyutsuki sposta alternativamente lo sguardo dalla dottoressa Akagi al comandante, entrambi immobili e impassibili come statue. La dottoressa ha un'espressione molto seria.
"Quali sono le condizioni del capitano Akashima?"
"E' ricoverata nella clinica principale di Neo Tokyo-3, First Cranial Nerve Center. Dovrebbe essere dimessa tra poco…"
"E' già stata convocata." Il tono del comandante Ikari è perentorio. 
"Ikari… sei sicuro di-"
"Assolutamente. E' una pedina troppo importante perché non venga utilizzata. Ci serve, e subito."
"Se posso permettermi, comandante, le condizioni psichiche del soggetto sono attualmente ancora instabili. Dovrebbe essere tenuta sotto controllo medico…" 
"Lo sarà. C'è altro, dottoressa Akagi?"
Ritsuko fissa il comandante, ma sul volto dell'uomo non c'è traccia della minima espressione… a parte un sorriso molto poco rassicurante.
"Nient'altro, comandante."
"Bene, può andare. Fuyutsuki, dia ordini affinché il capitano Akashima venga alloggiato a Neo Tokyo-3."
"Le Nazioni Unite protesteranno."
"Non è affar nostro. Il capitano è un membro della NERV, e dalla NERV verrà custodito. E' tutto."

---

Una porta si apre, e Fuyutsuki esce dalla sala delle riunioni. Pochi metri più in là, la dottoressa Akagi lo sta aspettando, con aria vagamente preoccupata. Basta un'occhiata, per intendersi.
"Professore, riguardo alla sistemazione del capitano Akashima…"
Fuyutsuki la fissa, senza rispondere. 
"…credo che sia necessario tenerla sotto controllo. In tutti i sensi."
"E' quello che pensa il comandante." Il vicecomandante parla con calma, ma c'è qualcosa, nella sua espressione, che suggerisce una freddezza insolita per il suo modo di comportarsi.
"Lei, dottoressa, cosa ne pensa?"
Ritsuko ricambia il suo sguardo, impassibile. "Come ho già detto, le condizioni psichiche e fisiche non si sono ancora ristabilite completamente. Il soggetto afferma di non ricordare nulla. Allo stato attuale, per noi è inservibile."
Fuyutsuki sorride, incrociando le braccia. "Dottoressa…" mormora, "…stiamo parlando di un essere umano… una persona viva. Non una bambola."
Ritsuko non si scompone. "Lo so perfettamente. Stiamo solo trattando il suo caso in un'ottica militare. Il capitano è un membro effettivo della NERV, l'unico rimasto della base americana in Nevada. Potrebbe essere stata testimone dell'incidente…"
Silenzio.
"…e come tale, le nazioni Unite potrebbero volerla interrogare al più presto. Non possiamo permetterlo. Non ora."

Nel corridoio vuoto, Fuyutsuki e la dottoressa Akagi si fronteggiano, immobili. Per pochi istanti, il tempo sembra fermarsi… poi, con molta calma, Fuyutsuki prende la parola.
"Certo, dottoressa. E quindi… cosa suggerisce?"
"Il capitano necessita di una sorveglianza costante. E' una forma di protezione."
"Per lei o per noi?" 
Ritsuko continua, ignorando la domanda. "Dovrebbe esserci qualcuno vicino a lei, possibilmente ad ogni ora del giorno… e della notte."
"E lei ha già in mente qualche candidato?"
Ritsuko sorride. "Sì. So chi potrebbe fare al caso nostro."

---

"Accidenti… non funziona." Miko sospira, appoggiando una mano contro il vetro del distributore automatico nella stanza riservata allo staff. 
Era ghiacciato, e la luce al neon che brillava all'interno era così forte da fare male agli occhi. 
Lascia scorrere un dito lungo quella superficie liscia e fredda, guardando le file di lattine dai nomi sconosciuti in mostra dietro al vetro… E' necessaria una tessera speciale per farla funzionare, come del resto ogni cosa nella base. E naturalmente il pass plastificato che le avevano appuntato alla giacca non soddisfava quel particolare bisogno.
Appoggia la fronte contro il vetro e chiude gli occhi. Voleva tenerli chiusi… doveva tenerli chiusi, perché altrimenti le immagini sarebbero ritornate. E non era sicura di poter resistere ancora per molto…
La stanza in cui si trova è perfettamente pulita e informale, da dare l'impressione di non essere mai stata usata. Delle piante in vaso decorano discretamente gli angoli, e una fila di poltrone metalliche ne occupa il centro. La ragazza che le aveva mostrato le varie parti della base - come se ce ne fosse bisogno!, aveva pensato lei - non era tornata a riprenderla per continuare il giro… e forse era stato meglio così. Era ancora troppo difficile cercare di controllare le emozioni, e un'altra dose di deja vu sarebbe stata fatale, per quella giornata. 
E' tutto troppo familiare, troppo doloroso da ricordare… la base in Nevada era stata progettata come una copia in piccolo della Base Madre, dalla disposizione delle stanze all'abbigliamento dello staff interno… tutto perfettamente uguale… 
L'unica cosa che ci distingueva era l'accento americano e il colore delle divise… pensa, stirando le labbra in un debole sorriso. E adesso era tutto andato, come se non fosse mai esistito. 
Perfino i vestiti che aveva indosso provenivano dalla Nerv. Non le era rimasto nulla… tranne i ricordi. E quelli erano anche troppi.
"Ho perso tutto." mormora. "Tutto… anche lui."
Quel volto. Quegli occhi…
"Non hai nemmeno provato a scappare… perché? Perché?…"
Tanto non sarebbe servito a nulla, diceva una voce nella sua mente… eravate tutti spacciati. Tutti.
"…tranne me."
Aveva aperto gli occhi. Il neon della macchina era così forte da bruciarle le pupille, ma non aveva intenzione di distoglierne lo sguardo. Era così perfettamente bianco… perfettamente puro. Una luce così fredda da ferire… voleva guardarla un altro po'. Per vedere se faceva davvero così male… 
Tutto bianco… bianco… solo luce, e silenzio… nient'altro. 
"Sono morti tutti…" mormora, singhiozzando. Sente le lacrime scorrere sulle guance e cadere a terra, pesanti come piombo, ma non è affatto conscia di stare piangendo. Il corpo l'aveva registrato, meccanicamente, senza dargli nessuna importanza. Stava singhiozzando, ma la sua mente era altrove…
…in un luogo bianco, e silenzioso, e vuoto.

Avevano ragione… avevano ragione loro!
Mi sarei dovuta fermare…
Avrei dovuto aspettare il nulla osta dalla Base Madre… 
Avrei dovuto dargli ascolto…
Avrei…

Ma non era solo quello a farla stare male. Era tutta colpa di quello sguardo…
'Capitano!' aveva detto. Solo quello. Ma quegli occhi…
Limpidi, calmi. Infinitamente seri. Privi di biasimo. 
"Capitano."
… prima che il cielo si infrangesse sulla terra.
E quell'altra voce, rotta dalla paura…
"E' un errore. Stiamo per commettere un errore imperdonabile!"
Alla fine, avevano avuto ragione loro.
"Sapevano tutto… tutto…"
Era quella la cosa peggiore. 

"Il Capitano Akashima, se non sbaglio." dice una voce. 
Miko si scuote, staccando la fronte dal vetro del distributore, ma senza girarsi. Le lacrime bruciano come fuoco sulle sue guance… sono la prova della sua sconfitta.
Non risponde, perciò la voce prosegue, senza cambiare inflessione. "Ero al corrente della sua venuta. Tra qualche giorno dovrà sostenere il colloquio con il Comandante, non è così?" 
Miko apre la bocca per rispondere, ma non è capace di emettere alcun suono. Ci prova una seconda volta… nulla. Annuisce distrattamente, portandosi una mano al viso. 
"Bene. Immagino che non abbia ancora trovato una sistemazione valida per il suo soggiorno a Neo-Tokyo 3, vero? Dopotutto è stata dimessa dall'ospedale solo qualche ora fa…"
"Esattamente." Le guance sono ancora calde di pianto. Ma gli occhi si sono asciugati. 
La ragazza si gira, lentamente. Dietro di lei, una giovane donna bionda in camice bianco la sta fissando, compunta. A Miko sembrò di scorgere un accenno di compassione, in quello sguardo, e dovette contenere l'impulso ad arrossire. 
"Piacere, Capitano" dice la donna, sorridendo con fare professionale, "io sono la responsabile della prima sezione del reparto tecnologico della Nerv. Il mio nome è Ritsuko Akagi." 
Miko spalanca gli occhi, sorpresa. "La dottoressa Akagi? La sviluppatrice del sistema MAGI?"
Ritsuko sorride, e nonostante questo i suoi occhi restano profondamente seri. "Sì, sono io. E' un piacere fare la sua conoscenza…" dice, porgendole la mano. 
La ragazza la stringe. "A cosa devo… questa… visita?"
"La Nerv è a conoscenza della sua situazione… abbiamo ricevuto le sue cartelle cliniche stamattina."
L'espressione di Miko s'incupisce per un attimo.
"E' compito della Nerv occuparsi della disposizione dei propri ufficiali," continua la donna, come nulla fosse, "per questo sono venuta ad avvertirla."
"Cosa succede?"
"Non si preoccupi, Capitano. Non abbiamo nessun'intenzione di privarla della sua libertà…"
Un dolore sordo inizia a pulsarle nelle tempie. Miko non è una stupida, sa perfettamente cosa vogliono significare quelle parole… 
"Io… appartengo a voi? E' questo che mi sta dicendo? Avete intenzione di tenermi sotto osservazione per impedire che scappi?" il tono della voce è gelido. Ritsuko non risponde. 
"E dove pensate che potrei andare? Dove? Ritornarmene in America? E perché dovrei, visto che non mi è rimasto più nulla? O forse avete paura che possa passare qualche informazione riservata alla concorrenza?" 
Per un attimo, la figura di un uomo su una sedia a rotelle le balza alla mente… 
La Seele… Keel Lorenz.
"Beh, mi dispiace deluderla, ma anche volendo, sarebbe impossibile. Non ricordo nulla! Nulla…" la sua voce s'affievolisce… "Nulla." mormora, abbassando lo sguardo. 
Prima che la voce le risponda, passano alcuni secondi. 
"Capitano, le sue condizioni fisiche sono ancora precarie. Ha bisogno di assistenza. E per questo è necessario che qualcuno le stia vicino… è soltanto una forma di prevenzione."
Le guance tornano ad infuocarsi… ma questa volta è rabbia. 
"Dottoressa, io non-"
"Lei è sotto la mia responsabilità."
"Cosa?"
"Lei è sotto la mia responsabilità. E' stato deciso dal consiglio direttivo. Verrà ad abitare vicino a me, in modo che possa aiutarla in caso di bisogno."
Ritsuko sorride. "Prenda le sue cose, Capitano. L'accompagnerò personalmente."
"Ma come è possibile? Cosa significa questo?" 
"E' ora che conosca la sua nuova casa."


"Don't feel, don't feel a thingWhere in the world can there be such a person
Even if what aches within you is anger and sorrowDon't torment yourself
If you are feeling unexpressable emotions that are beyond your control
They will change into the key to seeking out your own song
There are many things that others can't understandIt's all the same
The pain of how many people do I think I can comprehend
Do I
It's tough to go on accepting everything that you see, isn't it
But it's still better than searching for the truth
Within an invisible world (voices inside [that] you already know where you are to go)…"
Maaya Sakamoto, "Watashi wa Oka no Ue Kara Kabi"

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