+ THE
WICKED GAME - BOOK I +
A story inspired by the Harry Potter books of JK
Rowling
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CAP. 9: EPILOGO PARTE II - OLTRE LO SPECCHIO
«I am your tragedy and your fortune
I am your crisis and delight
I am your sickness and convalescense
I am your weapons and your light…»
Alanis Morissette, "Still"
La finale di Quidditch per la vittoria della Coppa dell'Anno era ormai cominciata. I Grifondoro erano in vantaggio per sessantacinque a sessanta, ma la squadra avversaria non sembrava davvero in grado di poter segnare qualche altro punto: i giocatori del Grifondoro saettavano per il campo tenendo tranquillamente testa ai battitori avversari, e la sfida stava rapidamente giungendo ad un punto morto. In alto sopra le teste dei giocatori, in una zona di relativa quiete, Charlie Weasley osservava lo svolgersi della partita, e contemporaneamente cercava con lo sguardo l'inconfondibile luccichio dorato che segnalava la presenza del Boccino. La brezza estiva gli scompigliava i capelli e il sole gli accarezzava la pelle… se non fosse stato impegnato in una partita, Charlie se ne sarebbe stato volentieri disteso sull'erba, a godersi quella meravigliosa giornata, ma quella sfida era davvero troppo importante per essere giocata con malavoglia.
I suoi compagni erano lampi rossi sotto di lui, liberi e veloci come frecce. Charlie non riusciva a distinguere con precisione le divise degli avversari, ma non era poi un gran problema… l'importante era giocare una buona partita, e vincere. Il sole era davvero accecante. Probabilmente è per questo che non riesco a distinguere bene le cose, pensò, non senza un pizzico d'apprensione; l'aria intorno a lui era quasi luccicante… limpida, ma sembrava avere la consistenza del vetro, anche se naturalmente era soltanto aria…
La partita continuava, e Charlie poteva sentire le urla d'incoraggiamento che provenivano dagli spalti, lontano, sotto di lui. C'erano striscioni e coccarde colorate dappertutto, e anche se non riusciva a distinguere le scritte, Charlie sapeva che erano incitazioni alla vittoria.
Voltò la testa di lato, verso la mole rassicurante di Hogwarts: era tutto normale, e tranquillo… come sempre. Charlie s'immaginò per un attimo come sarebbe stata la festa in onore del Grifondoro, se avessero vinto la partita… lui era il capitano, e quindi avrebbe dovuto tenere il discorso alla cerimonia di premiazione… niente di particolarmente complesso, sperava. La McGonagall mi trasformerà in una pulce, se sbaglierò qualche passaggio…Probabilmente ha già preparato tutto, e mi obbligherà ad imparare a memoria una decina di pergamene, pensò rabbrividendo, ma senza preoccuparsene davvero. Lassù nel cielo le paure non potevano toccarlo, sembravano sciogliersi nell'aria insieme alla luce e al vento…
Un boato lo strappò dalle sue fantasticherie. Charlie fece saettare la sua scopa verso il basso, per dare un'occhiata, ma il motivo di tutto quel rumore era indubbiamente chiaro: la squadra avversaria aveva appena segnato, portandosi pericolosamente vicina al Grifondoro. Charlie si portò una mano alla fronte, per schermare i raggi del sole; ora riusciva a vedere i giocatori avversari saettare per il campo, esultando. La sua squadra si era radunata al centro del campo, e Charlie pensò che lo stessero fissando tutti… non aveva ancora trovato il Boccino! A quel punto la vittoria non era più così sicura…
Charlie si guardò intorno, rapidamente, ma sembrava che il Boccino si fosse nascosto bene. Fece qualche veloce giro intorno al campo, mentre la partita ricominciava a scaldarsi, ma non riusciva davvero a scovarlo, da nessuna parte. Un Bolide gli passò improvviso vicino alla testa, facendolo sobbalzare: senza accorgersene, si era abbassato tanto da raggiungere i suoi compagni… era diventato un a preda visibile!
"Vogliono farmi cadere… ah! Ci credono davvero..." mormorò, mentre un lampo nero velocissimo gli saettava a non più di mezzo metro di distanza. Charlie non era assolutamente spaventato: amava quel gioco e sapeva destreggiarsi in esso molto bene… non era stato nominato capitano per niente! Ma quel posto era troppo pericoloso per poterci rimanere, e quindi con uno scatto fluido verso l'alto, Charlie ritornò nella zona di quiete sopra le teste dei suoi compagni.
Era davvero come trovarsi in un altro mondo… si sentiva leggero, totalmente in pace con se stesso… come se la partita fosse qualcosa che non poteva riguardarlo davvero. Volare gli piaceva, forse più di qualsiasi altra cosa, ma le sensazioni che provava quando saettava nell'aria a cavallo della sua fedele scopa non avevano mai raggiunto l'intensità di quello che stava provando in quel momento.
Mi sto rilassando troppo… e invece devo assolutamente trovare il Boccino e finire la partita.
Scuotendosi a fatica da quella sensazione di pace, impugnò più saldamente il manico della scopa e si slanciò verso destra, in un ampio circolo di perlustrazione. L'aria gli saettava attorno, tiepida.
Improvvisamente: eccolo! Proprio davanti a lui, verso il limitare della foresta… qualcosa di piccolo e lucente faceva capolino dagli alberi. L'ho trovato! pensò, anche se qualcosa di lieve cercava di farsi strada nella sua mente…
La foresta? Ma il campo è da tutt'altra parte!
Eppure una figura scura si era staccata dal resto dei giocatori, e si stava avvicinando di gran carriera… era il Cercatore avversario, senza dubbio. Charlie rimase fermo un solo secondo, poi prese in fretta la sua decisione: si buttò in avanti, verso il luccichio dorato sotto di lui. La foresta gli si precipitò addosso, mentre Charlie le si faceva incontro. Stava volando praticamente in picchiata, eppure dietro a lui sentiva la presenza del giocatore avversario che si avvicinava, rapidissimo.
Charlie non sentiva nient'altro che la voce della propria volontà. Intorno a lui le chiome degli alberi si facevano sempre più vaste e scure, ma praticamente non le vedeva. La sua concentrazione era altrove… fissata su di un punto ben preciso.
Il Boccino era a poche decine di metri, si avvicinava sempre di più… stava quasi per raggiungerlo…
E di colpo, il luccichio dorato svanì. Charlie rallentò di colpo la picchiata, cercando di frenare; era un giocatore esperto, ma quella volta gli fu difficile tenere salda la scopa, e sbandò violentemente prima di fermarsi.
Sotto di lui, intorno a lui, si stendeva la mole scura della Foresta di Hogwarts.
Aveva perso di vista il Boccino, e in quella particolare penombra non poteva di certo vedere bene, per cui cercò di rialzarsi verso l'alto… ma faceva fatica. C'era qualcosa che gli opponeva resistenza. Sembrava quasi che l'aria si fosse improvvisamente fatta più densa. Charlie si concentrò di più sulla spinta da dare alla scopa, e lentamente, faticosamente, riuscì a guadagnare qualche decina di metri. In alto, sopra di lui, una figura a cavallo di una scopa girava in stretti cerchi concentrici, senza perderlo di vista.
Sembrava, stranamente, il Cercatore della squadra avversaria… eppure era una cosa troppo bizzarra per essere vera. Era contro ogni logica di gioco…
Mi sta aspettando!
La figura non dava segno di volersene andare. Si stava comportando esattamente come se la partita non esistesse…
E a quel punto un pensiero trafisse la mente di Charlie. Hanno vinto loro! Ha trovato il Boccino e la partita è finita!…
Ma allora perché non volava verso il campo per riunirsi alla sua squadra?
Era tutto così strano…
Il sole abbagliava Charlie, e anche se non riusciva a distinguere bene il profilo del suo avversario, sentiva che era una persona a lui molto familiare.
Si stava avvicinando, ancora pochi metri e l'avrebbe raggiunta… Charlie stava per aprir bocca a chiedere spiegazioni (dopotutto il suo orgoglio di capitano cominciava a bruciargli sgradevolmente nel petto) quando il suono di una voce lo fece trasalire.
"Ciao Charlie." disse la voce, con dolcezza.
Davanti a lui, vestita con i colori del Corvonero, stava la Cercatrice avversaria.
Serina gli sorrideva, dolcemente, mentre una lieve brezza estiva le scompigliava i capelli.
"Ma… Tu?" mormorò Charlie, sbigottito.
Era una sensazione strana, quasi irreale… e anche dolorosa. Charlie sentiva un peso leggero dentro il petto, quasi un rimpianto.
"Alla fine l'abbiamo giocata, questa partita." disse Serina, con calma. Sembrava perfettamente a suo agio in quella situazione.
"Ma… il Boccino. L'hai preso tu? Avete vinto?"
Serina sorrise. "Sì… si può dire che abbiamo vinto. E' stata una bella gara, dopotutto. E' finita in parità."
In parità? Da quando in qua le finali di Quidditch finivano in …parità?
"Su, vieni. Dobbiamo ritornare, ci stanno aspettando." disse la ragazza, tendendogli una mano. Charlie le si avvicinò, e Serina girò la sua cavalcatura, muovendosi veloce verso il campo. Charlie la fissava, assorto. Il mantello blu e bronzo le saettava dolcemente alle spalle, insieme alla fiamma scura dei capelli. Sembrava molto tranquilla, e in qualche modo decisa. Due caratteristiche che in lei non si erano quasi mai manifestate insieme. Sembrava un'altra… più forte, più sicura, ma al contempo era la stessa Serina di sempre…
E' cambiata. E'… cresciuta. Maturata. Non è più la stessa…
"No, ti sbagli."
Charlie non rispose. La stava fissando a bocca aperta. Gli aveva appena letto nel…
"Sono veramente io. Soltanto io. Serina Winterlight." disse, e sorrise.
Sotto di loro era riapparso il campo di Quidditch, gremito di gente esultante. Charlie poteva scorgere i suoi compagni acclamare nella sua direzione, incitandolo a raggiungerli. Anche i giocatori del Corvonero stavano facendo festa. Serina aveva detto la verità… sembrava proprio che la partita fosse finita in parità.
Charlie riusciva a distinguere le figure di Martin e Mac, in mezzo alla folla, e anche i suoi fratelli… Percy, George e Fred, e gli altri compagni del settimo anno. Più in là riconosceva l'austera figura della professoressa McGonagall, un po' meno grave ora che avevano vinto la Coppa. Tutta Hogwarts stava festeggiando… e una domanda gli attraversò la mente, leggera.
"Chi ha arbitrato la partita?" chiese Charlie, mentre l'allegria iniziava a contagiare anche lui. "Pensavo… è stata una partita singolare… non credo sia mai successo che il Torneo sia finito in parità. Probabilmente anche l'arbitro ne sarà sorpreso…"
Serina si limitò a sorridere.
"Beh, insomma… credo che questa giornata sarà ricordata per anni… Tu che ne dici?" disse Charlie voltando la testa per fissarla. Ormai erano quasi arrivati a terra… anche se in effetti, la ragazza era rimasta indietro. Charlie cercò di frenare la picchiata, per aspettarla, ma scoprì di non esserne capace. La scopa non rispondeva ai suoi comandi… non era veloce, e poteva raggiungere il suolo con facilità, ma non sarebbe riuscito ad atterrare insieme a lei…
Charlie si voltò, allungando una mano verso la ragazza, che ora galleggiava a qualche metro di distanza da lui. "Serina?" gridò, mentre la ragazza si allontanava, sempre di più… Intorno a lui la folla cominciò a gridare, sempre più forte…
La voce gli giunse perfetta, nonostante la distanza.
"E' stato Snape. Questa partita… l'ha arbitrata lui."
Il viso di Serina era soddisfatto. Charlie continuò a fissarla, mentre il terreno si avvicinava ad una velocità incredibile… fu l'ultima cosa che vide prima che il mondo diventasse nero e lo inghiottisse.
L'aria si era fatta fredda. Charlie pensò che il cielo dovesse essersi rannuvolato, coprendo il sole… faceva troppo freddo per una giornata d'estate! la testa gli pulsava, dolorosamente a tempo con i battiti del cuore. In effetti, anche il resto del corpo sembrava non stare troppo bene… Charlie sentiva i muscoli bruciare, stretti in una morsa che lentamente si allentava.
Il campo di Quidditch… stava volando verso terra quando aveva perso il controllo… Doveva essere caduto violentemente a terra, per quello si sentiva così male.
I ricordi erano confusi. Stava aspettando qualcuno… qualcuno d'importante. Lì in quella foresta…
Ma non era da solo. Dov'erano finiti tutti? Le urla, i suoi compagni…
L'oscurità nella sua testa si stava lacerando. Un bagliore azzurro cominciava a spuntare dai bordi, come una luce lievissima… sentiva i pensieri ritornargli alla mente, farsi più definiti, non appena la luce azzurra li avvolgeva. Riusciva a sentirne i bordi e gli spigoli, e le diverse consistenze… stava guardando il mondo dentro alla sua testa.
Era del tutto solo. Ma sentiva la presenza di qualcuno, ferma nel punto in cui l'oscurità era più fitta. La luce non riusciva a raggiungerlo. Charlie provò a lanciare la sua coscienza verso quel punto… e ci riusciva! Era facile, quasi come se stesse camminando con il suo corpo reale.
Mentre la luce continuava a scorregli alle spalle, Charlie raggiunse la zona d'ombra, ma non era del tutto tranquillo… c'era qualcosa che gli pizzicava dentro, come un avvertimento. Nel buio si mosse qualcosa.
Charlie si avvicinò un po' di più, in modo da riuscire a vedergli il volto. Davanti a lui c'era una fitta nebbia scura, come fumo nero, nel quale brillava qualcosa…
Lo stava fissando! La figura lo stava fissando, e i suoi occhi erano l'unica cosa che Charlie riusciva a distinguere con esattezza. Fluttuavano davanti a lui, immobili, nell'aria.
Un paio di limpidi, freddi occhi nocciola.
E Charlie ricordò un nome.
Ricordò a chi appartenevano quegli occhi.
"Serina…"
Una risata risuonò nell'aria, e la figura fatta di nebbia fece un passo in avanti, verso di lui. Un raggio di luce verdastra la colpì, rendendola visibile.
"Credo che tu abbia capito male." disse Melkor Crowley, puntandogli contro la bacchetta. Qualcosa nella testa di Charlie fece un balzo, e un rombo fortissimo gli riempì le orecchie, cancellando quel luogo e tutto quello che conteneva.
Basta! Vattene! Non mi toccare! NON MI TOCCARE! NON DI NUOVO!!!!
NOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
"…OO! NO!" Charlie si svegliò di soprassalto, mentre la luce fredda di quel mattino d'inverno gli confondeva la vista. Stava agitando le mani davanti al volto, in preda al panico, ma naturalmente davanti a lui non c'era nulla che potesse fargli del male. Per il resto tutto era silenzioso, anche se le sue urla concitate avevano richiamato le forme di vita che popolavano la foresta di Hogwarts, e la sua presenza non poteva più dirsi inosservata. Ciononostante, nessuna creatura - magica e non - sembrava voler sbucare dal folto degli alberi per aggredirlo.
Charlie ansimava. Si portò una mano al petto mentre i battiti del cuore gli martellavano fitte di dolore per tutto il corpo. L'intorpidimento del sonno stava svanendo, e la cosa peggiore era che al suo posto stava facendosi strada un bruciore insopportabile che gli avviluppava la carne come una rete.
"Ah!"
Charlie strinse i denti, mentre la sofferenza gli colmava il corpo. Si sentiva come se fosse stato picchiato malamente - e a lungo - da qualche maniaco in vena di scherzi. Il freddo della terra umida della foresta gli si stava insinuando dentro… era terribile, lo faceva stare mille volte peggio. La cosa migliore era certamente alzarsi per sgranchirsi le ossa, anche se i muscoli gli facevano ancora un male tremendo. Charlie stese il braccio sinistro per puntellarsi e potersi finalmente alzare, e nel farlo girò la testa verso sinistra… e vide.
La luce era abbastanza forte per fargli riconoscere immediatamente chi aveva davanti.
Snape era inginocchiato a qualche metro da lui, in una posa scomposta, e teneva qualcosa tra le braccia… qualcosa di simile ad una bambola, o ad una marionetta, perché l'abbandono con cui era appoggiata alla sua spalla era del tutto innaturale.
La testa della bambola era piegata di lato, e le sue braccia penzolavano senza forza ai suoi fianchi, e nel complesso sembrava che Snape l'avesse colta al volo prima che cadesse a terra… sempre che una bambola potesse alzarsi e muoversi.
Era una scena così bizzarra che Charlie ne rimase colpito. La domanda più logica, ossia chiedersi perché Snape stesse seduto nel bel mezzo della Foresta - e lui con esso - non gli sfiorava nemmeno il cervello. La coscienza non voleva arrivare, perché la verità di quella situazione era fin troppo dolorosa per essere concepita, e sopportata. Per cui Charlie si alzò, e fece qualche passo verso il mago, e stava giusto cercando le parole da usare per chiedere cosa stesse succedendo, quando un altro oggetto catturò la sua attenzione.
Una massa scura che giaceva un po' più lontano, nel punto in cui gli alberi si facevano più fitti. E fu quello a rovinare tutto.
Credo che tu ora diventerai uno di noi. Non posso lasciarti vivere, altrimenti.
Imperio!
E quella non era una bambola.
Charlie si voltò verso Snape con un'espressione di terrore assoluto negli occhi, mentre fissava il corpo senza vita di Serina che gli giaceva in braccio. In una mano, Snape reggeva ancora la bacchetta.
"Aaah… aaah…" singhiozzò Charlie, incapace di trovare le parole. "E'… è lei… lei l'ha…" Una paura gelida gl'invase le viscere, insieme alla collera, e al dolore. Non riusciva a muoversi.
A quelle parole, Snape sembrò destarsi, come se fino a quel momento fosse rimasto vittima di un sogno. Tornò a mettere fuoco quello che gli stava davanti, ma non diede segno di volersi girare verso il ragazzo. Charlie era paralizzato dall'orrore, e dalla consapevolezza di quello che aveva sotto gli occhi. Snape. Serina.
E Melkor Crowley, a due passi da loro, morto.
"L'ha uccisa lei! L'HAI UCCISA! SCHIFOSO BASTARDO! SERVO!" Le parole gli uscivano dalla bocca senza che Charlie riuscisse a fermarle, o a controllarle.
"E' MORTA! L'HAI AMMAZZATA! MALEDETTO! MALEDETTO SERVO DI VOLDEMORT!"
Snape non sembrava prestare attenzione a quello che gli veniva rivolto. Senza più forze, Charlie crollò a terra, tremando.
Snape chiuse gli occhi, per un attimo. Poi, lentamente, alzò la testa. La sua voce era fredda e sprezzante, come sempre.
"Weasley. Ti sei svegliato, finalmente."
Era davvero troppo. Non poteva crederci! Charlie sentì girare la testa, come se stesse per svenire; l'assurdità di quelle parole stava per farlo impazzire. Aprì la bocca per rispondere, ma non poté far altro che boccheggiare.
"Come… può…"
la voce di Snape si alzò di tono, e Charlie riuscì a sentire la rabbia che si nascondeva in essa.
"Se sei così forte da metterti a gridare, sei anche perfettamente in grado di alzarti" Snape lo stava squadrando con odio. "Immagino che ora filerai dritto da Dumbledore a riferigli tutto… bene, è esattamente quello che devi fare."
"Ma… cosa…"
"MUOVITI!" ruggì Snape. "Va' da Dumbledore! Chiamalo! PORTALO QUI!"
Charlie arretrò di qualche passo, disorientato.
"Ma lei… ha ucciso… Serina."
Gli occhi di Snape erano freddi come ghiaccio, quasi assenti, ma Charlie sentiva che non stava scherzando.
"Esattamente. E ucciderò anche te se non fili SUBITO AD AVVERTIRE DUMBLEDORE!"
Charlie fece qualche passo all'indietro, rabbrividendo. Era disorientato. Come poteva lasciarlo da solo, dopo che… dopo che…
Una creatura alata sfrecciò nell'aria sopra alle loro teste.
Snape non ne era del tutto cosciente, ma quella notte era stata veramente consacrata al Signore Oscuro. La stranezza che aveva avvertito nell'aria non appena era entrato nella Foresta, seguendo Serina, non era opera del caso.
I poteri di Crowley erano stati davvero enormi. L'intera Hogwarts era stata sigillata, come se il tempo avesse preso a scorrere in un'altra direzione. Alla sua morte, l'incantesimo si era infranto, e ogni cosa si era ristabilizzata nella sua essenza normale. Ma quando un incantesimo così potente si spezza, le vibrazioni che produce nella sostanza stessa della magia si ripercuotono attraverso lo spazio, e tutti i maghi abbastanza potenti da percepirlo riescono a sentirne la fine.
E Dumbledore aveva già compreso quello che era successo molto tempo prima che Charlie si svegliasse.
Qualcuno li stava raggiungendo, perché la Foresta aveva iniziato a svegliarsi. Le fronde degli alberi stormivano in silenzio, e le creature che la popolavano lanciavano i loro richiami in lontananza.
Il lampo rosso-oro tornò ad attraversare il cielo. Charlie sapeva benissimo che cos'era.
"Fawkes."
La fenice, l'animale di Dumbledore, stava girando sopra di loro, in lente volute circolari.
Tra poco sarebbe arrivato anche il suo padrone.
Charlie abbassò lo sguardo verso Snape e vide che l'uomo si era alzato. Con delicatezza, aveva appoggiato a terra il corpo senza vita di Serina, scostandole con gentilezza i capelli dal viso, mentre la lasciava andare. Le labbra della ragazza erano sporche di sangue.
Snape rimase a fissarla, mentre il rumore dei passi si faceva sempre più vicino. E Charlie riconobbe una voce familiare risuonare nell'aria.
"Sono qui! Fawkes li ha trovati! Signor Dumbledore, venga, li ha trovati!"
Era l'inconfondibile voce di Hagrid. Charlie sentì un'ondata di assurda speranza riempirgli le vene. Dumbledore stava arrivando.
Voleva fare qualche passo nella loro direzione, ma non ne aveva le forze. Vide l'espressione di felicità di Hagrid non appena il suo sguardo incrociò il suo, e vide l'ombra alle sue spalle, ma non avrebbe davvero potuto muoversi verso di loro. Era troppo stanco. Voleva soltanto chiudere gli occhi e sprofondare nel sonno. Senza pensieri.
Hagrid lanciò un grido di stupore non appena scorse la figura di Snape accanto al corpo immobile di Serina, ma il mago non si mosse. Con uno sforzo di volontà, Charlie s'impose di non lasciarsi andare, e non emise alcun suono quando finalmente scorse la figura di Dumbledore emergere silenziosa dal folto degli alberi. Riuscì soltanto a sorridere…
L'anziano mago aveva un'espressione molto seria sul volto, mentre lasciava vagare lo sguardo nella piccola radura con Hagrid che gli stava impietrito al fianco. Ma quando vide Charlie, i tratti del viso gli si addolcirono, e Dumbledore gli rivolse un breve sorriso.
Poi, dopo qualche istante, si mosse verso Snape.
la strada che li separava non era molta, e Dumbledore ebbe modo di vedere con estrema calma quello che era successo. Due corpi che giacevano a terra, e davanti a loro, la figura esile e scura del mago.
Si fermò a pochi passi da lui. Snape non si era voltato.
"Severus." disse, con calma
Snape rimaneva immobile, davanti a lui.
"E' finita, Severus. Lasciala andare."
"…"
Dumbledore allungò una mano verso il mago, e gli appoggiò la mano sulla spalla.
"E' finita." ripeté Dumbledore, lentamente.
"Se n'è andata." la voce di Snape era estremamente bassa, e priva di tono. "Anche lei."
Il volto di Dumbledore s'incupì. "Lo so." disse.
A quel punto Snape si girò. Il suo viso era devastato dal dolore e dalla stanchezza. "Se sai questo, sai certamente anche tutto il resto." rispose, in tono piatto.
Lui e Dumbledore si fissarono negli occhi, in silenzio. Ognuno stava frugando nell'animo dell'altro, e quello era il discorso migliore. Poi Dumbledore tolse la mano dalla spalla del mago e si fece da parte. Snape gli rivolse un'occhiata neutra e si diresse verso Hagrid.
Charlie aveva assistito a tutta la scena senza fiatare, come sospeso, ma in quel momento tutta la crudeltà della situazione gli crollò addosso, senza lasciargli scampo. Un singhiozzo gli lacerò il petto.
Non poteva fare più niente. Tutto era finito.
Da lontano, sentì la voce di Dumbledore rivolgersi a lui, dolcemente.
"Charlie, va' da Hagrid. Tornate a Hogwarts. Devi riposare."
Senza guardarlo in faccia - non ce l'avrebbe fatta - il ragazzo s'incamminò verso il Guardiacaccia, singhiozzando. Hagrid lo avvolse con un braccio, tirandolo a sé. Snape gli rivolse un'occhiata sprezzante.
E' morta! E' morta! Se n'è andata, per sempre…
Il corpo di Charlie era scosso dai singhiozzi.
"Andiamo." disse Hagrid.
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