+ SALARY INCREASE +
A story from Wonderland Overdrive
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«Over their heads,
I find a place to crawl away,
So many times,
I hear the things they used to say,
Into the night,
The conversation fades away,
Losing the drift,
Of all the things I have to say,
It's not me, no, no, not me,
But I don't know what is,
And I try and find my piece of mind,
But I know what I miss,
Now it's gone,
Now it's gone,
Now it's gone…»
Supergrass, "It's not me"

«Operationally, God is beginning to resemble not a ruler but the last fading smile of a cosmic Cheshire cat.»
Sir Julian Huxley (1887 - 1975)


"Qualcuno tolga di lì quella tazzina, se ci tiene alla testa."
E' curioso come la voce umana riesca a propagarsi nell'aria, sovrastando tranquillamente il rumore di un ufficio in piena attività, senza nemmeno prendersi la briga di alzare ulteriormente il proprio volume. Forse non tutte ci riescono. Forse solo quella particolare voce, in quel particolare ufficio, riusciva a produrre quel singolare effetto. C'era qualcosa di così terribilmente marziale - anche se la parola non rende appieno il senso di gelido terrore che saliva a ghiacciare il sangue di chiunque fosse nel suo raggio d'azione - in quel tono vagamente annoiato, che faceva pensare ad una lama di coltello abbondantemente spalmata di miele. Miele di qualità.
Senza dare ad intendere di aver sentito l'avvertimento, una mano emerse da una pila di fascicoli e con gentilezza afferrò la tazzina, facendola scomparire negli abissi della burocrazia.
A questo punto chiunque avrebbe almeno alzato la testa per lanciare un'occhiata furtiva in direzione del proprietario di quell'insolita voce, giusto per accertarsi che avesse visto la pronta risoluzione di quel piccolo intralcio, e se ne fosse compiaciuto. Ma nessuno sembrava essersi accorto di nulla. La voce era scivolata nell'aria lambendo ogni minimo spazio, senza dimenticare nessuno, ma benché la sua provenienza fosse del tutto reale - anche troppo, avrebbe pensato qualcuno, se solo ne avesse avuto il coraggio - sembrava che fosse stata pronunciata da una presenza più spirituale che fisica… quasi che la voce della coscienza di qualcuno avesse espresso il proprio pensiero in maniera un po' più forte del solito. 
Una porta si chiuse con un rumore secco - che denotava irritazione, forse, anche se nessuno poteva esserne del tutto certo - e lentamente la tensione nella stanza si fece meno forte… impercettibilmente, visto che la Voce poteva ripresentarsi in qualsiasi momento, ed esigere stavolta qualcosa di più che l'occultamento di una semplice tazzina da caffè - l'occultamento di un cadavere, ad esempio, che forse non era del tutto tale prima di essere investito dalla furia della Voce, ad ogni buon conto.
Il ticchettare delle macchine continuò per un bel pezzo, come in ogni ufficio che si rispetti, interrotto alle volte dal breve squillo di un telefono - sempre discreto, anche le macchine avevano paura della Voce - o dal rumore attutito di passi sul lucido pavimento a scacchi. Le scrivanie si stagliavano con millimetrica precisione lungo tutta una parete del grande ufficio, occupate da un ragionevole numero di fascicoli e carte e persone, mentre sul lato opposto la luce arancio di quello che sembrava un tramonto in via di risoluzione, filtrava da grandi finestre, mischiandosi con la luce fredda delle lampade al neon. 
C'erano discrete tabelle appese alle pareti - promemoria, in larga parte… cose come "Eliminazione debitori: lettere A- H prima decade del mese; I - Q, seconda decade; R -Z terza decade" e "Ricordarsi di sfruttare i clienti, prima di lasciarli andare" - e sobrie piante d'appartamento disposte con cura negli spazi liberi… e no, non erano piante carnivore, anche se la florida lucentezza delle foglie poteva far sorgere qualche dubbio in merito al fertilizzante utilizzato. 
Un ufficio impeccabile, avrebbe detto un ipotetico osservatore, prima di girare la testa e cambiare immediatamente opinione. 
Una scrivania in particolare era ben più che "ragionevolmente" sommersa dai documenti, anzi, si sarebbe quasi potuto pensare che i suddetti ne costituissero la materia prima, giacché le pile di carta si sparpagliavano abbondantemente all'intorno della stessa, in mucchi ordinati - ma pur sempre mucchi - dai quali alle volte fuoriuscivano biglietti, appunti e tabelle, in un furore cartaceo non riscontrabile altrove. E gli squilli che provenivano da dietro quel muro di carta erano i più rumorosi dell'intero ufficio - forse il proprietario di quel telefono, se esisteva, era una persona speciale… o forse era solo il più sfortunato di tutti - e le conversazioni che da quel telefono si dipanavano avevano la sgradevole tendenza a diffondersi per molti metri all'intorno, cosicché le sventure personali di quel particolare impiegato erano sovente alla mercé dell'intero ufficio. 
Senza contare che era sua, la deplorevole tazzina che aveva scatenato quel gelido commento da parte della Voce. 

Dall'altra parte della stanza, la lancetta di una pendola a muro scattò sul dodici, provocando una serie di gravi rintocchi dalle proprie profondità legnose - sei in tutto - e come per incanto la febbrile attività dell'ufficio cominciò a rallentare, per poi fermarsi quasi del tutto. Con una organizzazione perfetta, l'intero personale stava preparandosi ad uscire, discretamente, concedendosi il lusso di qualche breve parola con i propri vicini di sedia, o di qualche risata - attutita, ovviamente - mentre si sistemavano cappotti e si chiudevano nei cassetti le ultime carte. "Two, fai straordinario anche stasera?" disse una voce, senza nascondere la propria indulgenza. Le pile di documenti su una certa scrivania tremolarono per un attimo. Poi una testa si alzò impercettibilmente, senza fissare un punto in particolare, e una voce borbottò qualcosa in risposta. "Troppo lavoro fa male, lo sai?" ridacchiò qualcuno, e qualcun altro rispose, sommessamente "Sì, ma anche lavorare poco può far male… e molto di più, no?" scatenando uno scroscio di risatine compunte. "Oh sì, in effetti può essere molto, molto più deleterio…" 
Le pile di documenti sulla scrivania non si mossero.
"Ricordati di chiudere a chiave prima di uscire… sempre che tu esca da questo ufficio, naturalmente…"
Qualcosa che poteva essere interpretato come un "sì" giunse da dietro il muro di carta. 
"Beh, allora ci vediamo domani… non addormentarti sulla scrivania, mi raccomando… non abbiamo bisogno di un altro cadavere, ce ne sono anche troppi da smaltire…" rise la voce, prima di defilarsi lungo il corridoio e sparire. 
Silenzio. 
La pendola batté un paio di tocchi, giusto per ricordare al mondo la propria presenza, e poi il nulla. Dalle finestre entrava ancora la pallida luce del tramonto, sempre immobile e uguale a se stessa. Non era cambiato niente.

Con un fruscio, una testa si alzò, emergendo dalla barriera di carta, per fissare lo sguardo sul paesaggio oltre i vetri. Da qualche parte c'era una cosa chiamata casa, probabilmente, anche se questo termine aveva smesso rapidamente di avere significato. Di "casa" ce n'era una sola, e lui ci stava propriamente in mezzo. Allungò una mano per cercare una certa tazzina, incontrò uno sbarramento di carta, lo alzò, trovò quello che a prima vista poteva sembrare la cornetta di un telefono - ma non lo avevo spostato a terra? - cercò il resto dell'apparecchio, la riappese, e dietro ad una pila di penne che stavano sbavando inchiostro su quelli che probabilmente erano Documenti Riservati, incontrò la fredda superficie di porcellana che stava cercando. Two fissò il centro della tazzina vuota con qualcosa che poteva sembrare desolazione, e invece era solo semplice e pura neutralità. Caffè? Di certo non ne avrebbe avuto bisogno per rimanere sveglio… Two era sempre estremamente vigile quando rimaneva solo nell'ufficio deserto a terminare quello che tutti pensavano fosse lavoro arretrato. Ovviamente non esisteva alcun tipo di "lavoro arretrato" che lui non avesse già abbondantemente svolto e finito prima dell'orario di chiusura. Non sarebbe sopravvissuto a lungo, lì dentro, se non avesse sbrigato con solerzia e attenzione il lavoro che gli veniva assegnato quotidianamente… Lo facevano tutti. Era una delle prime regole che venivano impartite ai nuovi dipendenti. Era "la" regola. E nonostante tutto l'unico lì dentro che avesse mai compiuto del lavoro straordinario era solo ed esclusivamente lui.
Nessuno sembrava porsi il problema, semplicemente.
Sospiro. Two si alzò, giocherellando con la tazzina, e si diresse verso il tavolo in fondo alla stanza, sul quale faceva bella mostra di sé una caraffa quasi vuota di caffè. Se lo aspettava. Avrebbe dovuto riempirla al più presto, se non voleva incorrere nelle ire di una certa persona… Caffè appena fatto e bollente. Questo significava alzarsi almeno ogni mezz'ora per controllare di avere tutto il necessario a portata di mano… 
Sospiro. 
Two lanciò una rapida occhiata alla porta chiusa all'altro capo del corridoio. L'ufficio non era illuminato, ma Two sapeva perfettamente che la persona che lo occupava era assolutamente sveglia e attiva. 
Sospiro, questa volta leggermente più tremulo del solito.
Chiunque altro sarebbe stato ben felice di uscirsene al più presto da quell'ufficio e ritornare alla vita normale e - si sperava - priva di pericoli delle proprie quattro mura casalinghe… Two invece desiderava con tutto il cuore rimanere in quel posto il più a lungo possibile. Desiderava che una certa porta si aprisse e che l'occupante di una certa stanza uscisse e gli dicesse… 

"OH, MERDmmmmmh…!" Two si morse le labbra agitando in aria la mano che aveva appena finito di inondare di caffè bollente, mancando del tutto la tazzina di porcellana che avrebbe dovuto riempire. Maledizione, maledizione, maledizione!
Scorse un movimento dietro al vetro smerigliato della Porta, e si morse ancor più a fondo le labbra. Se il Capo usciva, lui era un uomo morto. Ma prima di morire avrebbe sofferto, molto, e a lungo… 
D'altra parte - diceva una fastidiosa vocina nel retro del suo cervello - morire per mano del Capo non sarebbe una cosa così spiacevole, vero?
"Smettila…" 
…tu e lui da soli, s'intende… 
"No, no, no…" mormorò, chinandosi ad asciugare con una pezzo di carta qualsiasi la pozza di caffè che si era formata ai suoi piedi. L'ombra dietro alla porta a vetri si era mossa, di nuovo.
"Nononooooo… non adesso… non adesso…"
…e si sa che il Capo conosce una serie di torture molto particolari con le quali giocare…
Two si rialzò di scatto, cercando disperatamente con gli occhi un posto nel quale buttare la massa di… di Pratiche zuppe di caffè… che reggeva in mano. La Maniglia prese a oscillare lievemente, mentre l'ombra al di là del vetro si faceva più distinta. 
"Two?" disse la Voce. Le ginocchia del ragazzo ebbero un tremito. "Two, ho bisogno di…" 
E la Porta si spalancò di botto. 
Il proprietario della Voce si manifestò nella stanza, dando corpo a tutte le più fosche previsioni di Two. Gli lanciò un'occhiata affilata come una lama, prima di aggiungere "Cosa stai facendo?" 
"C-caffè!" mormorò il ragazzo, lanciando sguardi terrorizzati all'intorno. Aveva fulmineamente nascosto le pratiche dietro alla schiena, cercando disperatamente di non infradiciarsi troppo. "P-pensavo di portargliene un po'… Capo." 
Il Capo, conosciuto in altri ambienti come Reuben - anche se Two non si sarebbe mai azzardato a chiamarlo per nome, nemmeno sotto tortura… fatta eccezione per certi particolari sogni ad occhi aperti in cui… ma non divaghiamo - lo squadrò con sufficienza. "Molto carino da parte tua" disse, non senza una certa dose di sarcasmo, "ma c'è qualcosa di più importante che devi sbrigare." aggiunse, agitando il mazzo di carte che teneva in mano con uno scatto secco del polso. "Risarcimenti. Da finire entro stasera." Lo sguardo di Reuben si soffermò per un attimo sull'orologio all'altro capo della stanza, per poi volgersi verso le finestre, dalle quali continuava ad entrare una livida luce color arancio. Sembrò mettere a fuoco qualcosa d'indefinibile. Poi si voltò, freddo e sprezzante come al solito. "E portami quel caffè, se non ti dispiace, subito."
Lasciò cadere le pratiche sulla scrivania più vicina, e si voltò, rientrando nell'ufficio. La porta si chiuse con uno schiocco.

Two rimase in piedi vicino alla macchina del caffè, con un'espressione inebetita dipinta in faccia. Un osservatore distratto avrebbe potuto scambiare il suo stupore per sollievo, ma in effetti, quella particolare espressione gli veniva spontanea ogni volta che aveva un incontro più o meno ravvicinato col suo Capo. 
Ogni volta che sentiva la sua voce, o che lo guardava… ogni volta che lo osservava scrivere o rispondere al telefono, o torturare a parole un dipendente distratto… ogni volta che lo accompagnava a "riscuotere" i tributi settimanali dai commercianti di Wonderland, agitando davanti al naso dei debitori la sua pistola, come incentivo… 
…doveva sforzarsi di non rimanere a fissare il vuoto come uno stupido, gongolando tra sé e sé. 
Oh, questo non era semplice amore, no. Era qualcosa di molto più tragico e assoluto. 
Dedizione completa, si sarebbe potuta chiamare. Ammirazione al cubo. Come un piccolo stolto primitivo di fronte alla statua di pietra della divinità, Two viveva nutrendosi dell'aura di assoluta perfezione che emanava dal suo Capo.
Reuben era perfetto in tutto. Riusciva a sembrare di classe perfino quando puntava con noncuranza un coltello alla gola di un debitore. Era così terribilmente perfetto da fare male allo sguardo. E Two era fatalmente costretto a non distogliere il suo nemmeno per un momento, completamente, irrimediabilmente perduto in tutto quel terrificante splendore.

Nemmeno la Zia riusciva a destare in lui quegli sconvolgimenti sentimentali. La gente aveva smesso ben presto di rivolgergli occhiate curiose quando la Regina passava senza degnarlo di uno sguardo, benché tutti sapessero che Two of Spades era un Cuori, in realtà… di solito i Cuori non si confondevano col resto della plebaglia. Si limitavano a trascorrere le proprie annoiate esistenze nell'immenso Palazzo al centro della Città, uscendone ogni tanto per cercare un po' di divertimento altrove… il che di solito significava "pericolo" e "tormento" per chiunque si fosse ritrovato in mezzo ai loro regali piedi… ma Two non sembrava assolutamente un Cuori, e quella era proprio la causa del suo trasferimento negli Uffici Amministrativi della Multinazionale della Zia. Una non meglio quantificata - possibilmente infinita - permanenza nelle schiere degli attendenti di Reuben avrebbe potuto migliorarne un po' il carattere… si diceva che i Picche fossero le creature più spietate dell'intera Wonderland. Di certo erano precisi, disciplinati e infallibili, soprattutto quando dovevano mozzare falangi o riscuotere crediti per conto del Capo. E se Two avesse preso Reuben come esempio, magari in futuro avrebbe potuto fregiarsi di nuovo del titolo che gli spettava… senza screditare il nome dei Cuori per tutta Wonderland. 
Ma nemmeno la Regina avrebbe potuto aspettarsi una così totale dedizione alla causa.
Two sarebbe stato ben più che felice di trascorrere tutta la sua vita in quegli uffici se questo avesse comportato stare vicino al suo Capo giorno e notte… 

Si ritrovò a fantasticare con una tazza di caffè bollente in mano - stavolta perfettamente integra - e si voltò di scatto verso la pendola in fondo alla stanza, che emise un profondo rintocco ammonitore, limitandosi a troneggiare su Two in tutta la sua lignea presenza.
Ecco, dannazione. Era successo un'altra volta.

Prese a camminare con passo spedito verso la scrivania sulla quale il Capo aveva lasciato cadere le pratiche da sbrigare, gettando nel primo cestino disponibile il mucchio di fogli zuppi che una volta erano stati Documenti Riservati - pazienza, si disse, tanto chi vuoi che se ne accorga? E comunque li avevo già letti… - ma non appena giunse in prossimità della Porta, il suo cuore prese a battere così furiosamente da costringerlo a fermarsi. Guardò la tazzina. A posto. Ispezionò il davanti della camicia per controllare di non avere antiestetiche macchie d'inchiostro da qualche parte… a posto. Spazzolò nervosamente la cravatta - pungendosi col fermaglio - e tirò un lungo sospiro. Ora, l'ultima cosa da fare era allungare la mano e…

La porta si aprì all'improvviso,
"Allora, questo caffè arriva o…"
pietrificandolo su due piedi, mentre Reuben si fermava giusto due centimetri prima di finirgli addosso. "Hmm. Sei qui." disse. Two lo stava fissando, immobile, con due occhi rotondi quanto la tazzina che ancora reggeva saldamente in mano. La sua testa si mosse impercettibilmente su e giù, per un paio di volte. 
"E' il mio caffè, quello?"
Testa su, testa giù. 
"Saresti così gentile da darmelo, allora?"
Testa su, giù, su. Two allungò la mano e quando le sue dita furono sfiorate da quelle di Reuben non poté evitare di rabbrividire. Il suo Capo! Aveva sfiorato la mano del suo…
Reuben si stava attardando a fissarlo, giusto negli occhi. Il cuore di Two accellerò, mancando probabilmente qualche battito. Entro due minuti sarebbe svenuto, o morto, o entrambe le cose contemporaneamente.
"Hai freddo, Two?" disse Reuben, col suo solito tono pungente. Il ragazzo emise un flebile lamento che poteva essere interpretato come un "no".
"E allora perché stai tremando?" 
"N-non…"
Gli occhi di Reuben sembravano intenti a scardinargli il cervello, per poi passare indisturbati dall'altra parte. O almeno così si sentiva Two.
Sbuffo. "Compila le pratiche e portamele non appena hai finito. Immediatamente."
Reuben gli rivolse un ultima occhiata, prima di rientrare nell'ufficio sorseggiando il suo caffè, lentamente. Lasciando la porta aperta.
Two stava ancora cercando di mettere ordine nei pensieri, quando si accorse di quel piccolo particolare. Fece per allungare la mano ma qualcosa di gelido lo fermò a metà… volse la testa. Reuben lo stava fissando, seduto compostamente alla sua ordinatissima scrivania, la tazzina ancora in mano. I loro sguardi s'incrociarono. "Sei ancora qui, Two?"
Nemmeno una scarica elettrica avrebbe potuto farlo schizzare via a quella velocità. Non perse neanche una frazione di secondo per voltarsi, ma si allontanò all'indietro, andando ovviamente a schiantarsi contro la prima scrivania disponibile, seminando pratiche per buona parte dell'ufficio.
Un piccolo foglio di carta volteggiò per un attimo, incorniciato dai battenti della Porta. Reuben lo fissò finché non toccò terra, continuando a sorseggiare il suo caffè, senza parlare. Un lieve mugolio proveniva da un punto imprecisato oltre la Porta… un mugolio molto, molto attutito.
Dopo qualche secondo, il foglietto iniziò a muoversi lentamente, come se qualcuno stesse cercando di trascinarlo via senza dare nell'occhio… finché non scomparve alla vista.
Reuben stava sorridendo.
Un sorriso che non prometteva nulla di buono.

Two lavorava con la faccia a dieci centimetri dal piano della scrivania, cercando di nascondersi dietro alle pile di documenti che ne usurpavano ogni centimetro disponibile. Segnava correzioni ed aggiunte in maniera del tutto automatica, controllando lunghe colonne di cifre, sommando e moltiplicando, anche se la sua testa era occupata da ben altri, foschi pensieri. Stava tentando disperatamente di distrarsi con i numeri, per tenere a bada la vocina maligna che continuava a ripetere, con un tono molto soddisfatto, per la verità,
Avrei dovuto tagliarti la testa da piccolo! Avrei dovuto farlo! Sei la vergogna della famiglia!
"Sì, Zia…" 
Sei perfino troppo stupido per essere un Cuori!
"Sì, Zia…"
Tagliategli la testa! Tagliategli la testa!
"Sì… hmmm…"
Two abbassò la testa sul foglio che aveva appena finito di compilare. La sua ordinata calligrafia riusciva sempre a evitare di toccare le note a margine scritte da Reuben, anche se questo significava troncare a metà le parole. Persino le brevi annotazioni riuscivano ad apparire eleganti, su quel foglio senza valore. Two non avrebbe mai e poi mai sopportato di doverle cancellare…
" … " 
E adesso il Capo lo avrebbe certamente disprezzato… 
" … "
…e magari avrebbe deciso di licenziarlo, una volta per tutte… 
Poteva anche sopportare le crisi isteriche della Zia, ma pensare di non vedere più il suo Capo, quella sì che era la cosa peggiore. Era un pensiero così terribilmente angosciante da atterrirlo. Non vedere più… Reuben… 

Two alzò la testa di scatto. Reuben. Hmm. Suonava molto meglio di "Capo".
Ma non sarebbe riuscito mai a chiamarlo così… del resto nessuno lo chiamava così, a parte la Zia, naturalmente… 
Reuben. Two si lasciò sfuggire un piccolo sorriso. 

…l'unica fonte di luce della stanza è la lampada, puntata dritta negli occhi dell'uomo legato alla sedia. L'uomo tenta disperatamente di non cedere al panico, ma la pistola argentea che qualcuno tiene puntata sulla sua fronte non lo aiuta di certo… 
"Cos'abbiamo stavolta, Two?" dice una voce carezzevole.
"Pagamenti in nero, Capo."
"Hmm" fa la voce, "Pagamenti in nero, bene… e noi non ne siamo stati informati…"
L'uomo cerca di ribattere, ma il bavaglio che ha sulla bocca gl'impedisce di dire alcunché, per cui si limita a grugnire qualcosa in tono disperato.
"Corrompere le persone è un male, non lo sai? Soprattutto quando queste 'persone' non sono autorizzate a riscuotere…"
L'uomo scuote la testa in preda al panico.
"…Two?" dice il Capo, lanciandogli un'occhiata carica di sottintesi.
Two preme la pistola un po' più a fondo sulla fronte dell'uomo, facendola scivolare delicatamente fino alla tempia sinistra.
L'uomo reprime un brivido e inizia a raccomandare quel che resta della sua anima al primo Dio di passaggio, maledicendo il giorno in cui ha pensato di poter risparmiare sulle "imposte" dovute alla Regina… 
"Naturalmente potrei risparmiarti, se tu mi dicessi il nome di quella 'persona' che ha impunemente cercato di sottrarre denaro dalle casse reali…"
L'uomo fissa Reuben con tanto d'occhi. Forse pregare Dio, ogni tanto, funziona…
"Credo che non sia sufficiente a saldare il debito con noi, però, Capo…"
"Dici, Two? E cosa faresti, al mio posto, dunque?"
Two sfodera un cipiglio da eroe consumato. "Potrebbe donare metà di quanto possiede alla Tesoreria Reale, Capo… e magari promettere di versare due terzi di ogni futuro guadagno a noi… un regalo tra amici, s'intende…"
Il Capo sfodera un sorriso seducente. "Non suona male, Two, non suona male…"
L'uomo strabuzza gli occhi e agita la testa su e giù, forsennatamente.
"Sembra che questa ipotesi gli piaccia, Two." 
"…hmiii…mphiiii…"
Il Capo sorride. "Ottimo. Naturalmente sarai costretto… invitato a sottoscrivere la tua promessa su un documento ufficiale… per i nostri archivi, ovviamente. Statistiche. A vita." Reuben sottolinea quell'ultima parola inarcando un sopracciglio. "E' una noia dover ripulire l'archivio, e nessuno vuole mai farlo, ma alle volte è necessario… spero che la tua pratica non debba finire in qualche cestino, in futuro… non sarebbe una cosa piacevole. Per entrambi."
L'uomo vorrebbe annuire ma qualcosa gli dice che è meglio stare fermi e zitti. L'istinto di autoconservazione, probabilmente.
"Two?"
Il ragazzo abbassa la pistola. 
Reuben sorride, di nuovo. "Ben fatto. Ricordati di fargli firmare "quel" documento… va bene un inchiostro qualsiasi, il sangue non serve…"
Two annuisce.
Il capo lo fissa negli occhi. 
Due occhi tremendamente azzurri e incantevoli…
"Hmm. E puoi chiamarmi Reuben, d'ora in poi… non farti scrupoli…"
Two annuisce di nuovo. "Sì Cap… Reuben."
"Grazie, Two."
Two sente qualcosa di estremamente dolce e tiepido invadergli le vene… "Sì, Reuben"


Two sospirò. Sarebbe stato così semplice… 
"Reuben." mormorò, ridacchiando. "Reuben…"

"Mi stavi chiamando, Two?" disse una Voce.
Two si pietrificò all'istante. 
C'era l'ombra di una testa, sui documenti che aveva appena finito di scrivere.
La Voce stava aspettando una risposta.
Two si sentì avvampare, fino alla punta dei capelli. Poi tutto il sangue defluì dalla faccia, non appena il cervello realizzò cosa stava per succedergli. 
Oh, Dio.
L'immagine di una pistola argentea gli balzò alla mente, per una frazione di secondo. Solo che adesso non era più lui a tenerla in mano… 
Two alzò la testa, mordendosi le labbra. Oh, Dio, Dio, Dio…
Reuben lo fissava, il busto chinato in avanti per sovrastare le pile di carta che ingombravano la scrivania, con un'espressione completamente neutra dipinta sul volto.
Un paio di occhi azzurri come il ghiaccio lo stavano fissando, in attesa.
Non sapeva assolutamente cosa rispondere.
Reuben inarcò un sopracciglio, senza mutare espressione.
Two continuava a fissare quegli occhi con tutta la disperazione di cui era capace. Il cervello completamente vuoto. Tranne una familiare vocina, che mormorava, nella zona più remota della sua coscienza…
Oh, Dio… è… è…
…bellissimo… 

Reuben gli lanciò un'ultima occhiata, prima di rialzarsi. "Hai finito quei documenti?"
Two annuì precipitosamente.
"Posso?" chiese Reuben, allungando una mano per raccogliere i fogli. A quella vista Two si fece da parte, rischiando di precipitare giù dalla sedia. Dovette afferrare il bordo della scrivania per non franare a terra.
Reuben lo fissò, prima di scorrere velocemente i fogli. Sembrava incredibilmente… soddisfatto.
"Ottimo lavoro." disse. Two non sapeva se credere o meno alle proprie orecchie. "Ben fatto. Credo che dovremmo proprio parlare di qualcosa, tu ed io…" aggiunse, incurvando lievemente le labbra. Stava sorridendo? 
Ah, no, impossibile, sono definitivamente impazzito, pensò Two. 
"Mi hai sentito?" la Voce era di nuovo sprezzante, anche se… non del tutto.
"Sì! S-si… Cap…"
"Allora alzati, e seguimi. Forza!" 
Two schizzò in piedi come una molla, aggirando la scrivania senza smettere di fissare la schiena di Reub… del suo Capo. Adesso mi uccide. diceva una voce. Adesso mi appoggerà quelle bellissime mani sul collo e cercherà di strozzarmi e… mhhh… non sarebbe poi così male, dopotutto…
[cretino, diceva la sua Coscienza, non lo starai pensando sul serio, vero? -  ma i pensieri di Two erano troppo saldamente fissati sulla schiena del suo capo - e qui il suo stomaco fece una capriola ammonitrice - per riuscire a dare ascolto a chicchessia.]
Reuben entrò nell'ufficio in penombra con passo sciolto, fermandosi per appoggiare sul ripiano della scrivania il fascicolo che Two aveva appena finito di scrivere, prima di voltarsi. Il ragazzo si era attardato sull'uscio, scrutando l'intera stanza con un'espressione blandamente curiosa negli occhi scuri, ma non appena si accorse che il Capo lo stava fissando, si affrettò ad entrare. 
"Avvicinati." disse il Capo. Two fece un passo avanti.
"E chiudi la porta."
Two si bloccò, a metà di un passo. Si permise di fissare Reuben con qualcosa di molto simile all'incredulità, prima di aggiungere: "Prego?"
"Chiudi. La. Porta." Il tono di Reuben non ammetteva repliche. Two si voltò è spinse delicatamente la porta fino a chiuderla, in un unico, fluido movimento. Si voltò di nuovo, ormai prossimo a prorompere in una serie di risatine isteriche, e - incredibilmente - scoprì d'essere pienamente capace di avvicinarsi alla Scrivania del suo Capo senza svenire a metà strada. 
Questo è un sogno, diceva la vocina all'interno del suo cervello. mi sono addormentato sopra quelle stupide carte e ora sto sognando! Tra poco il vero Capo scoprirà che sto oziando invece di lavorare e… e… ma non riuscì a finire la frase. Comunque, quello era un sogno. Non poteva essere altrimenti.
"La tua media è migliorata, Two." disse Reuben, con voce priva di tono. "Hai fatto un ottimo lavoro in questi mesi…" Alzò lo sguardo. Two lo fissava con un'espressione inebetita sul volto. Stava ancora ridacchiando tra sé e sé. - Un sogno! Nient'altro che un sogno! Haha!    
"Non ti ho forse chiesto di avvicinarti, Two?" ripeté Reuben, gelido.
Il ragazzo fece un paio di passi avanti - le abitudini sembravano non morire mai, nemmeno nei sogni. E se Reuben ordinava… - ma senza affrettarsi, come era solito fare. Sembrava preda di sue sentimenti contrapposti. 
Incredulità e obbedienza. 
Gli occhi di Reuben continuarono a seguire le sue mosse, pigramente, finché il ragazzo non si trovò a neanche un passo dalla scrivania. A quel punto si alzò.
"Un lavoro ottimo, davvero. Ho quindi pensato che questa profonda… dedizione… meritasse una ricompensa."
Two sorrise. Ci era arrivato finalmente. Nei sogni capita sempre qualcosa di inverosimile, altrimenti che sogni sarebbero? Il Capo non si sarebbe mai azzardato a regalare niente a nessuno, era semplicemente ridicolo. Era il genere di persona che avrebbe indotto il Creatore stesso a sudare freddo, in sua presenza. Aumenti? Ricompense? Assurdo!
Reuben gli si avvicinò, lentamente. C'era qualcosa, nel suo sguardo, che faceva accapponare la pelle, ma Two non ci fece nemmeno caso. Era semplicemente curioso di vedere come sarebbe andata a finire…
"C'è qualcosa che desideri in particolare?" disse il Capo, sorridendo in maniera inquietante. 
Il cuore di Two fece un balzo. Reuben lo sovrastava di qualche centimetro, ed era così vicino da essere quasi… minaccioso…
Neanche nei sogni ho mai… ma questo è un sogno, no? Vero?!… 
"Allora?" disse Reuben, come se stesse parlando ad un ragazzino insolente. "Non c'è proprio nulla che desidereresti avere?" Aveva allungato una mano verso la cravatta di Two, giocherellando pigramente con entrambe le estremità, all'altezza del petto. Tap, tap, ta-tap, facevano le sue dita. 
Two non sapeva assolutamente cosa rispondere. Anche in quel sogno, la vicinanza del suo Capo stava iniziando a produrre in lui una sorta di languore svenevole all'altezza del petto… - non solo all'altezza del petto, per dirla tutta - …giusto dove le dita di Reuben continuavano a sfiorargli la camicia.
Reuben gli si avvicinò un altro poco, continuando a sorridere in maniera pericolosa. "Devo pensarci io, quindi?" aggiunse.
Two avrebbe forse avuto il coraggio di rispondere "Sì" o "No", ma non ebbe abbastanza tempo per fare alcunché. La mano di Reuben si era chiusa attorno alla sua cravatta, e lo aveva semplicemente trascinato verso di sé. Questa era una cosa che nemmeno nei sogni si era mai azzardato a pensare.
Sentì le labbra di Reuben sulle proprie prima ancora di realizzare cosa stesse succedendo. 
"Mhhh…" 
E le sue labbra erano, al pari del resto, perfette, e seducenti, e calde.
Reuben lo spinse all'indietro, con fermezza, verso il piano della scrivania, senza minimamente preoccuparsi per tutto quello che ancora c'era sopra. Two non aveva abbastanza forza per opporsi - a quel punto lo "svenevole languore" si era propagato per tutti i muscoli, come se qualcuno gli avesse versato del miele bollente nelle vene - e quindi si limitò a crollare il più compostamente possibile sul tavolo ingombro di fogli, mentre il corpo del suo Capo lo immobilizzava, senza via di scampo. Poteva sentire la solidità dei muscoli, all'altezza dello stomaco. Poteva sentire le sue mani scendere fino alla cintura
Oh, Dio, no…
strattonare con delicatezza la camicia
Oh, - ansito - Dio - ansito - no…
e insinuarsi al di sotto, risalendo fino al petto… fino a…
"Hmm-aah!" 
Reuben si staccò per un attimo dalle sue labbra.
Two stava disperatamente cercando di mimetizzarsi col piano della scrivania. Senza riuscirci. Non avrebbe assolutamente voluto… ansimare… addosso al suo Capo, per nessuna ragione al mondo… ma era dannatamente difficile… evitare di… 
Reuben curvò leggermente gli angoli della bocca, senza smettere di sfiorare con le dita i capezzoli del ragazzo. "Hmm. Suppongo che questa sia una manifestazione di compiacimento, da parte tua…" aggiunse, in tono mellifluo. 
Two aveva chiuso gli occhi, cercando di convincersi di essere da qualche altra parte. Sfortunatamente, il suo corpo non ne voleva sapere di collaborare. 
Reuben ritrasse una mano, pigramente, e iniziò a slacciare i bottoni della camicia, uno per uno, senza fretta. Two sentiva la pelle incresparsi in piccoli brividi, mano a mano che le dita di Reuben scendevano verso il basso. Non poteva alzare le braccia. Non poteva fare assolutamente nulla. Il corpo di Reuben gli gravava addosso impedendogli qualsiasi movimento.
Quando anche l'ultimo bottone fu slacciato Two irrigidì d'istinto i muscoli del torace, trattenendo il respiro. Voleva essere da qualche altra parte. Voleva svegliarsi. C'era qualcosa di frivolmente malvagio in quel sogno, che lo faceva rabbrividire. 
Forse, se fosse rimasto immobile abbastanza a lungo, tutto sarebbe finito… era semplicemente troppo incredibile per essere vero… 
Le labbra di Reuben gli sfiorarono il collo, strappandogli un gemito. Il cuore prese a battergli furiosamente nel petto, così forte da essere percepibile, perché sentì le labbra di Reuben incresparsi nel suo solito sorriso cattivo, prima di proseguire a baciargli con intensa concentrazione ogni centimetro di pelle libera. La pressione sul torace sembrò farsi più lieve per un attimo… e la mano destra si Reuben si chiuse di nuovo sulla cravatta di Two, serrandogli il collo come in un cappio. Two spalancò gli occhi. Reuben lo fissava, sogghignando.
Lo sapevo. disse una vocina. Adesso mi uccide.
Il cappio si strinse un po' di più, iniziando a fargli male sul serio. 
Two chiuse gli occhi, per una frazione di secondo. Li riaprì. Se proprio doveva morire, almeno lo avrebbe fatto con l'immagine del suo… di Reuben, stampata sulle retine.
La testa di Reuben si abbassò, impercettibilmente.
Two sospirò.
E Reuben, con un tempismo perfetto, serrò le labbra intorno ad un capezzolo, iniziando a mordicchiare. Two si bloccò a metà dell'esalazione, rischiando di soffocare, e inarcò involontariamente la schiena, strappando con forza un braccio dalla presa di Reuben.
Rimase così per un attimo, ansimando, prima di affondare la mano tra i capelli dell'uomo. 
E adesso? 
Two continuava a respirare affannosamente, il braccio levato verso l'alto, la schiena contratta, il collo ancora bloccato dalla cravatta che Reuben non smetteva di stringere in mano, saldamente.
Anche in quella situazione, non riusciva a pensare… di potergli fare male, in nessun modo. Allentò la presa sui capelli, impercettibilmente. 
Reuben abbassò di nuovo la testa, forzandogli il braccio; Two seguì quel movimento, docilmente. Quando sentì le labbra di Reuben chiudersi di nuovo sullo stesso, terribilmente sensibile centimetro di pelle, si limitò a esalare un gemito contratto, voltando la testa di lato.
E' solo un sogno, solo un sogno... diceva la vocina. Se smetto di pensarci magari finisce. 
Ma non lo trovi piacevole? ribatteva un'altra voce, in tono di lusinga.
Sì, ma…
Questo è molto meglio di qualsiasi cosa tu avessi mai immaginato prima… continuava la voce, sempre più suadente.
Ma io… 
Perché vuoi smettere? 
Io ho…
Avanti… 

"…mmh… paura…" bisbigliò, impercettibilmente.
Reuben si fermò. Sollevò la testa dall'addome di Two, fissandolo per una manciata di secondi, immobile. "Cosa hai detto?" mormorò, senza riuscire a nascondere del tutto il proprio divertimento.
Two, che già in una situazione normale - vale a dire senza nessun Capo disteso per metà sulla parte inferiore del suo corpo, intento in giochetti di dubbia morale con la lingua sulla sua povera pelle nuda - non sarebbe stato in grado di spiegare in maniera sufficientemente completa quel pensiero, si limitò a mugolare qualcosa in risposta. 
"Hmmmm-m." disse.
Reuben si fece un po' più vicino, cingendogli i fianchi con le braccia. Una presa ferrea.
Temporaneamente libero dal giogo della cravatta, Two si permise di esalare un lungo, tremulo respiro. Distese per un attimo i muscoli della schiena, si bloccò a metà, e dopo aver constatato che il suo capo non sembrava intenzionato a strangolarlo di nuovo, li rilassò del tutto. 
Il corpo di Reuben si fece ancora più opprimente. Gli premeva sulla parte inferiore del corpo, trascinandolo verso il basso… gli stava abbracciando i fianchi, il mento mollemente appoggiato sui muscoli tesi dello stomaco. Immobile. E stava sicuramente sorridendo, poteva scommetterci.
"Ti vedo nervoso, Two…" mormorò, ironico. "Dovresti imparare a rilassarti…" aggiunse, iniziando a muoversi lentamente, verso l'alto, senza smettere di gravargli addosso.
Oh, no.
"Credo che ci sia una parte di te che in fondo apprezza tutto questo…" disse, in tono discorsivo. 
Two sentì qualcosa di sgradevolmente simile a sudore freddo imperlargli la fronte.
Accidenti.
"Non è poi tanto male, vero?" continuò Reuben, premendo con tutta la parte inferiore del corpo contro il suo ventre, strappandogli un lamento.
Oh no, no, no, non adesso, non adessoooo… non adesso!
Two cercò di divincolarsi, ma la presa di Reuben era troppo salda, e riuscì solo a peggiorare la situazione. "Hmmm, qualcosa mi dice che stai iniziando ad apprezzare il mio premio" proseguì Reuben, senza scomporsi. Two cominciava a credere che dopotutto sarebbe morto sul serio, immediatamente, se una certa persona non si fosse prontamente alzata da lui, lasciandolo libero di fuggire via, 
E dove, sentiamo?
in qualsiasi altro posto, possibilmente deserto, sconosciuto e 
Lontano?
lontano da… 
Chi?
Da… 

Reuben si stava muovendo in maniera un po' troppo… troppo decisa… scatenandogli una selva di brividi che risalivano da… da un certo punto… lungo tutto l'addome, contraendogli di nuovo i muscoli della schiena, incessantemente…
Two aveva affondato le mani nelle spalle di Reuben, cercando di spingerlo via - senza troppa convinzione per la verità - e ora si ritrovava a piantargli le unghie nella schiena, gemendo debolmente. O meglio, cercando di gemere e non gemere nello stesso tempo. 
Reuben gli si fece ancor più addosso, aumentando in maniera sconveniente la pressione, e Two inarcò ancor di più la schiena, iniziando a respirare in brevi ansiti trattenuti.
Ooooh, nooo… noooo… da-aah-nnazioneee… noo-oooh…
Stille di sudore gli scivolarono giù dai muscoli contratti. Quel languorino insopportabile non accennava a diminuire… anzi…
Reuben fece scorrere le braccia lungo i fianchi, trascinandogli l'orlo della cintura un po' più giù. Two rabbrividì.
Senza smettere di muoversi, accostò le labbra al lembo di pelle esposta, scivolando lentamente verso il basso…
Two comiciò a tremare. Il contatto di quelle labbra sulla pelle indifesa del ventre stava facendolo… letteralmente… impazzire. 
E Reuben sembrava perfettamente consapevole della situazione.
Ancora un minuto e avrebbe perso completamente qualsiasi patetico controllo su quel che restava della sua mente. E non solo.
Reuben gli si avvinghiò strettamente alle anche, sollevandolo di peso. Erano così stretti da sembrare una cosa sola. 
Nonono, non posso, non posso, non pos…
"Hmmmm-m." ansimò Two. Reuben sogghignò in risposta, accellerando il movimento.
E va bene, disse la vocina. E' questo che vuoi? Eccoti servito.
Two gli artigliò le spalle, stringendogli le gambe attorno ai fianchi, spingendolo contro di sé.
"Hmm, Reube…"

Il telefono sulla scrivania squillò. Pausa. 
Altro squillo.
Two era crollato di peso sulla scrivania, ansante. Con molta lentezza, Reuben allungò una mano e gli appoggiò delicatamente un dito sulle labbra, imponendogli il silenzio. 
Se avesse avuto ancora un briciolo di dignità, Two avrebbe cercato di ribattere. 
O forse no. 
Il telefono squillò di nuovo.
Cercando di non soffocare, chiuse gli occhi, sforzandosi di respirare il più silenziosamente possibile. 
Sentì un lieve fruscio alla sua sinistra, seguito da un click.
"Sì?" disse Reuben, la voce perfettamente composta. Una vocina rispose qualcosa, all'altro capo della linea. Sembrava vagamente spazientita. O forse era solo un'impressione. Reuben rimase in silenzio per qualche istante, appoggiato al petto di Two, che si alzava e abbassava più frequentemente del solito, ma senza fare rumore.
"Uhm. Certo."
la vocina sembrò alzarsi di tono.
"Immagino che dovrò provvedere di persona."
La voce rispose qualcosa, poi ribadì il concetto, modulando tutta una serie di suoni inarticolati che potevano esprimere sia rabbia, che disappunto, che soddisfazione.
Two cominciava a credere di sapere chi c'era all'altro capo del filo. E sperava con tutte le sue forze che quell'intuizione fosse sbagliata.
"Va bene. Sarò lì tra poco."
La vocina emise un'ultima, secca risposta.
Silenzio. 
Click.
Two continuava a respirare senza fare rumore, con gli occhi tenacemente serrati. Era semplicemente troppo… troppo assurdo per essere vero.
La pressione sul suo petto si alleggerì lentamente. 
E una voce crudelmente sensuale gli sussurrò all'orecchio… 
"L'altra metà, te la devi ancora guadagnare."

Poi Reuben si alzò del tutto, riaccomodandosi la camicia con un sorriso soddisfatto. Two non si mosse. Reuben si passò una mano tra i capelli, afferrò la giacca dallo schienale della sedia, la indossò e allacciò i bottoni, accomodandosi da ultimo la cravatta. 

Two aprì un occhio. Reuben lo stava fissando, con la sua solita espressione beffarda dipinta in faccia. Diede un ultimo colpetto alle maniche della giacca, si voltò, afferrò la tazzina di caffè da un punto miracolosamente illeso della scrivania e si diresse verso la porta. 
Two alzò la testa per seguirlo con lo sguardo.
Reuben si fermò a metà soglia, per un attimo.
"Two?"
Silenzio.
"Ricordati di chiudere a chiave quando esci. E correggi le bozze della contabilità, dal momento che hai tempo. Lo straordinario non è ancora finito."
Two lasciò cadere la testa all'indietro, cercando di reprimere un sospiro. Non ce la fece.
"Sì… Reu... Capo."
Reuben sembrò sorridere. 
"Cerca di guadagnarti il tuo prossimo aumento" disse, con quella voce ironica. 
"Sono sicuro che ti piacerà."

E uscì dalla stanza, soddisfatto.

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